Ferrari Monza SP1 e SP

Una moderna rivisitazione della Dolce Vita Italiana

La pista è un richiamo forte nel DNA del cavallino, un richiamo quasi irresistibile, nonostante la difficoltà a brillare nella stagione di F1 per quel che riguarda le vetture di serie gli uomini del cavallino difficilmente sbagliano il colpo. L’esclusività e la manifattura artigianale fanno dei modelli in questione un’occasione davvero speciale per la casa di Maranello che gioca in anticipo rispetto al debutto mondiale del salone di Parigi. I nomi SP1 e SP2, in piena tradizione Ferrari, non sono stati scelti casualmente, infatti le nomenclature si ispirano ai simboli degli anni ‘50 che hanno alimentato la leggenda del Cavallino vincendo in pista. Viene scelto come nome Monza, una nomenclatura che conta già 4 modelli del passato (la 166MM del 1948, la 750 Monza e 250 Monza del 1954 e due anni più tardi la 850 Monza), un nome nobile con evidenti richiami al passato sportivo e glorioso del marchio.

L’auto presenta una carrozzeria a barchetta, una scelta stilistica che la rende nobile nel richiamo alle corse leggendarie di altri tempi come la Targa Florio o la 24 Ore di Le Mans durante i primi anni ‘60. Le linee che caratterizzano le scocche sono morbide, come lo sono le forme e i volumi, non si cerca di far sembrare l’auto un’astronave con linee tirate, nervature e spigoli. La SP1 e la SP2 riprendono pienamente le linee e le forme che caratterizzavano le GT di un tempo ormai passato. Il frontale è affusolato e tagliente, a dominare il frontale dell’auto è la griglia, grande e dai contorni morbidi e sinuosi, al centro ingloba l’iconico cavallino rampate. I fari sono il vero elemento che conferiscono quella sensazione tagliente descritta prima, sono full led e sembrano lame pronte a fendere l’aria. Il posteriore, invece, è più ricercato inglobando un estrattore in carbonio arricchito da quattro scarichi, due per lato e una firma a led posteriore lunga, lunghissima, che attraversa l’intera larghezza della vettura; un elemento che per la prima volta approda su una Ferrari. Nella vista laterale i primi elementi che si colpiscono sono indubbiamente i cerchi da 21 pollici, molto eleganti, che fanno da cornice a dei dischi carbo-ceramici, assicurando a questa vettura una frenata instancabile; l’altro elemento che domina la fiancata sono le pinne che seguono la corsia del posto guida e quella del passeggero, nel caso della biposto, nel caso della monoposto la pinna è unica e si inserisce un “tonneau cover” che va a coprire metà abitacolo.

Gli interni raggiungono un livello di artigianalità a dir poco eccelso, con sedili e plancia arricchiti da una pelle color testa di moro, un forte richiamo stilistico agli abitacoli anni ’60. L’impostazione di guida è la tipica a cui questo marchio ci ha abituato negli ultimi anni, con il volante racing tagliato nella parte bassa, un imponente tunnel centrale e un quadro strumenti orientato all’attenzioni del pilota. Nella versione a due posti abbiamo inoltre un rollbar centrale che divide i due occupanti in pieno stile sport anni ‘50. Sono pochi gli schermi così come le funzionalità dell’infotainment, a sottolineare l’importanza e la centralità di un peso contenuto, a sostegno di un puro piacere di guida, che sembra dover esser totale.

L’auto è stata presentata in due colorazioni, la versione SP2 in nero con sedile e elementi a contrasto in rosso, la versione SP1 viene invece presentata in color grigio scuro metallizzato con un una decorazione lungo la larghezza del cofano di tonalità gialla.

A livello di tecnica la casa di Maranello presenta una scocca interamente in carbonio che nasconde la meccanica di una Ferrari 812 superfast: un motore anteriore centrale v12 da 6,5 litri in grado di erogare 810 CV e 719 nm di coppia e ovviamente, da migliore tradizione del cavallino, la trazione posteriore. Tutto questo garantisce, anche grazie agli appena 1500 kg di peso, uno zero- cento in 2,9 secondi e una velocità massima di oltre 300 km\h.

L’impostazione, lo stile e le prestazioni fanno chiaramente intendere una natura legata alla pista, ed è qui che l’auto trova una propria dimensione, sicuramente un’eleganza e una classe che piacerebbe a tutti vedere per le strade, ma che purtroppo sarà piacere esclusivo di pochi

I fortunati saranno circa 500, abbinati ad altrettanti esemplari in tiratura limitata. A completare quest’opera a quattro ruote, Ferrari prevede un set da pilota realizzato da Berluti e Loro Piana. Un dettaglio non da poco, atto a sottolineare una maniacale attenzione perfino allo stile del “pilota”. Un outfit impeccabile, per un vero gentleman driver dal sapore tipicamente italiano.

 

Alberto Salvati e Vincenzo Sorrentino

@petrolheritage_